RESISTERE AL CONFORMISMO - LA MEMORIA DEL BENE
Scuola Media “F. Baracca”- Lugo di Romagna – Prof.ssa Silvia Golfera
Per prima cosa desideriamo ringraziare gli organizzatori di questo convegno, cui siamo felici di partecipare, e la professoressa Antonia Grasselli per averci invitato.
Siamo ragazzi della scuola Media Baracca di Lugo di Romagna, qui per presentare un lavoro sulla Memoria del bene nel ‘900, che abbiamo svolto in collaborazione con un’altra scuola della nostra città, l’Istituto San Giuseppe. Parlare del bene non è facile, specialmente in riferimento alla storia del secolo appena trascorso, disseminato di tragedie, su cui campeggia quella della Shoah, per le dimensioni della strage, per l’ideologia fanaticamente razzista, per il cinismo e la ferocia con cui è stata programmata e compiuta anche quando si trattava di eliminare bambini e vecchi del tutto inermi. Man mano che procedevamo nella nostra ricerca, la cosa che ci ha colpiti è stato scoprire che ci siano momenti in cui perseguitare e uccidere in nome della razza, dell’ideologia, della ragion di stato, sembra ovvio e normale. In queste circostanze, opporsi al male diventa difficile, perché significa opporsi ad un comune, per quanto aberrante ‘buon senso’. Fare il bene significa essere liberi da pregiudizi: per questo abbiamo intitolato il nostro lavoro: “resistere al conformismo”.
Abbiamo cercato di rintracciare esempi di questa radice del bene in diversi contesti storici, senza, assolutamente, la pretesa di compararli fra loro. E abbiamo registrato tutto il lavoro svolto in un ipertesto che via via, mentre leggiamo, mostreremo.
Abbiamo letto ‘Il buio oltre la siepe’ della scrittrice statunitense Harper Lee che mostra come l’odio e la paura siano insidiosi e la cattiva coscienza possa attecchire anche in una società democratica. Abbiamo studiato la storia degli Armeni e abbiamo visto come una minoranza religiosa, anche se solida culturalmente ed economicamente, possa costituire un facile bersaglio in un momento di crisi economica e politica. Dalla strage degli Armeni Hitler trasse utili insegnamenti: il sostanziale disinteresse generale, la guerra come distrattore, la disumanizzazione del nemico per poterlo eliminare senza sentirsi colpevole.
Abbiamo discusso e approfondito cosa significa ‘essere giusti’, cos’è il Tribunale del Bene, anche attraverso le parole e le riflessioni di Moshe Bejski, il suo fondatore.
Abbiamo ripercorso la storia degli Ebrei di Lugo, una comunità un tempo numerosa e florida, che si è lentamente svuotata. Dalla segregazione nel ghetto alla conquista della cittadinanza, ci siamo resi conto come le leggi razziali del 1938 abbiano spaccato e ferito una società dove ebrei e cristiani convivevano in un clima di sostanziale serenità. Tanto che molti lughesi, singoli cittadini ed istituzioni religiose, misero a rischio la propria vita per proteggere e nascondere ebrei in pericolo. Ecco gli esempi di cui siamo venuti a conoscenza:
l’Istituto San Giuseppe ha ospitato le sorelle Lidia ed Elena Forlì, Cecilia ed Antonia Galandauer, bambine di 6 e 5 anni, Edda Yacabovich di 10 anni, le bambine Zuckermann, di Bologna.
La stessa cosa hanno fatto le suore del Sacro Cuore e l’Istituto dei Salesiani, che ora non c’è più. Ma altri lughesi hanno offerto il proprio aiuto: il rag. Poggiolini, il prof. Carlo Gambetti, Pino Baracca, la dott. Gallignani e il prof. Tommaselli, che ottennero riconoscimento per il loro operato. E poi altri ancora, nell’anonimato. Il nonno di un nostro compagno è ricordato fra i giusti d’Italia, per aver nascosto alcuni ebrei, pur avendo i figli prigionieri dei tedeschi.
Insomma, ci siamo sentiti orgogliosi di appartenere a un paese, a una città, che ha saputo aiutare i propri concittadini ebrei.
Abbiamo trascorso una giornata alla scuola di Pace di Monte Sole: una giornata di attività e discussione, a partire dal racconto della strage di Marzabotto, interrogandoci sugli esecutori e sulle vittime. Riflettendo sul fatto che quella dei carnefici non era una storia del tutto straordinaria, ma al contrario molto prossima alla normalità, che tutti quotidianamente viviamo. L’accecamento ideologico e la guerra, in mancanza di una coscienza vigile, possono trasformare un uomo in un assassino. Non è facile parlare di queste cose e scoprire che chi compie ‘il male’ non è troppo diverso dagli altri. Cioè da noi.
Abbiamo ascoltato storie anche di ‘uomini giusti’. E neppure costoro erano eroi, ma persone del tutto comuni. Allora abbiamo capito che il bene e il male sono ugualmente ‘a portata di mano’ . É solo una questione di coraggio. Il coraggio del bene.
Per concludere abbiamo ascoltato la voce di due testimoni di quegli anni, il Rabbino di Ferrara, Luciano Caro e la signora Lea Oppenheim, ebrea bolognese, che proprio all’azione di un Giusto, il Podestà Vittorio Zanzi di Cotignola, deve la salvezza sua e della propria famiglia.
Siamo qui anche per ascoltare storie di bene e di male che conosciamo meno, ma altrettanto drammatiche: quelle dello stalinismo e dei gulag sovietici.
Insomma, questa esperienza ci ha fatto capire come la storia e la memoria si intrecciano al nostro presente e alla nostra identità. Che solo conoscendo sé stessi si può costruire una società senza xenofobia, razzismo e violenza.