IL SOGNO SPEZZATO
IL SOGNO SPEZZATO - LA VICENDA DI ENRICA CALABRESI
PERSECUZIONE DI GENERE, POLITICA E RAZZIALE NELL'ITALIA FASCISTA
II B liceo classico “E. Torricelli” - Prof.ssa Elena Romito
26 gennaio 2009 – Auditorium S. Umiltà – ore 20.30 Faenza
Dal settembre 2008 al gennaio 2009 gli studenti e le studentesse della classe II B classico del liceo Torricelli di Faenza, guidati dalla docente di storia e filosofia Elena Romito, hanno approfondito la tragica vicenda della scienziata ebrea Enrica Calabresi, vittima della Shoah. I risultati del loro lavoro sono stati presentati alla cittadinanza nell'ambito delle manifestazioni indette per la Giornata della Memoria 2009. I materiali allegati sono il resoconto della loro esperienza di memoria. Il testo va letto con il supporto delle immagini contenute nella presentazione in power point. I numeri tra parentesi indicano la corrispondenza tra testo e slide. La vita di Enrica Calabresi (1891-1944) è una di quelle di cui ci si innamora, tragica ed al contempo luminosa, per la coerenza delle scelte e la forza dei silenzi di fronte ai colpi inferti dalla Storia. Scienziata di primissimo livello, zoologa tra le più stimate in Italia, sarà “costretta” a dimettersi dall'incarico universitario nel '33 per far posto al ben più “fascista” collega maschio Lodovico Di Caporiacco, che le soffia il posto senza troppi indugi. La prova più dura arriverà nel '38, con le leggi razziali, che la allontaneranno per sempre dall'università e dalle sue ricerche. Ma ancora Enrica non si rassegna: insieme ad altri, che come lei hanno subito l'espulsione dalle scuole del Regno, animerà la scuola media ebraica di Firenze. Alla fine di gennaio del '44 arriva l'arresto e il carcere: qui la sua scelta più dura, l'ultima, quella di non consegnarsi ai suoi aguzzini. Nella notte tra il 19 e il 20 gennaio, ingerendo una fiala di solfuro di zinco, urla ai tedeschi il suo “non mi avrete”. Ci siamo chiesti perché una donna come lei, rigorosa, lucida, appassionata della verità, abbia deciso di togliersi la vita: forse è stato il suo ultimo atto di protesta contro un destino che le aveva portato via tutto e al quale, alla fine, ha scelto di non consegnarsi. E' stato il suo NO, il suo urlo disperato e silenzioso, la sua rabbia taciuta, che alla fine è esplosa con il suo dirompente carico di violenza. Ricordarla il 26 gennaio sera nell'Auditorium di S. Umiltà è stato un tentativo di restituire con le parole e le immagini la bellezza del suo sogno spezzato.